Il borgo italiano che sembra fermo nel tempo: Civita di Bagnoregio e il suo futuro incerto
Civita di Bagnoregio rappresenta uno dei fenomeni urbanistici più straordinari e al contempo tragici d’Italia. Questo antico borgo nel Lazio, situato in provincia di Viterbo, è noto come “la città che muore” a causa del processo di erosione geologica che da secoli sta lentamente consumando la rupe tufacea sulla quale è edificato. Quello che una volta era un centro abitato prospero è oggi un luogo quasi spettrale, con soli dieci residenti permanenti affrontanti il declino inesorabile del loro territorio.
Le origini di Civita risalgono all’epoca etrusca, quando il sito fu scelto come insediamento strategico grazie alla sua posizione elevata e facilmente difendibile. La rupe tufacea, formata da depositi vulcanici, offrì protezione naturale dagli invasori. Nel corso dei millenni, il borgo si sviluppò significativamente, raggiungendo nel suo apogeo una popolazione di circa tremila abitanti dediti all’agricoltura e all’artigianato.
L’elemento che rende Civita di Bagnoregio singolare e tragico è il processo di erosione geologica in corso. La rupe tufacea è soggetta a un costante fenomeno di weathering causato dalle acque piovane e da micro-movimenti sismici. Le falde acquifere sottostanti, estremamente instabili, mantengono il tufo in uno stato di fragilità permanente. Questa combinazione causa il crollo progressivo dei margini della rupe: ogni anno, decine di metri di territorio vanno persi. Negli ultimi quattrocento anni, la popolazione del borgo è diminuita costantemente fino ai numeri attuali.
L’accesso a Civita è reso ancora più drammatico dalla presenza di un ponte pedonale lungo e stretto, uno dei soli due collegamenti terrestri che collegano il borgo al resto del mondo. Questo ponte, costruito in tempi più recenti, sostituisce il precedente collegamento via terra che fu inghiottito dall’erosione. Camminare su questo ponte è un’esperienza vertiginosa, sospesi tra i calanchi scavati dall’acqua che circondano il territorio.
Il numero esatto dei residenti permanenti rimane oggetto di dibattito. Nel censimento più recente, sono state contate persone che scelgono di rimanere nonostante le condizioni di estrema difficoltà: nessun supermercato, servizi medici limitati, viabilità precaria. La maggior parte di loro sono anziani che si rifiutano di abbandonare le loro case ancestrali. Il fenomeno del turismo di massa ha creato un paradosso: mentre il borgo muore per spopolamento, attrae circa trecentomila visitatori annuali.
Una controversia significativa riguarda il sistema di accesso a pagamento. Nel 2010 è stata introdotta una tassa di accesso pari a cinque euro per i pedoni, una misura che ha generato dibattito pubblico considerato ingiusto da molti che vedevano in essa un’ulteriore penalizzazione del territorio. Tuttavia, il ricavato è stato parzialmente destinato a progetti di stabilizzazione e conservazione della rupe.
Gli sforzi di preservazione sono complessi e costosi. Sono stati implementati sistemi di drenaggio per ridurre l’infiltrazione d’acqua nella rupe, consolidamenti strutturali e monitoraggi costanti dello stato di stabilità. Tuttavia, gli esperti di geologia riconoscono che il destino di Civita è segnato da dinamiche geologiche irreversibili su scale temporali di decenni.
La visita a Civita di Bagnoregio è consigliabile in primavera e autunno. Nonostante l’atmosfera malinconinca, il borgo offre una prospettiva unica sulla vulnerabilità del patrimonio culturale italiano di fronte ai fenomeni naturali. È un insegnamento silenzioso su come il tempo geologico sovrintende ai tempi umani.













